Vincenzo Augusto Coltrinari

Caduto nel 1917, era al fronte dal 1915, nella foto quando prestava servizio nel 79° Reggimento Fanteria. Repubblicano, fu richiamato ed inserito in quei reggimenti che furono utilizzati dallo Stato Maggiore del Regio Esercito come massa d’attrito ed investimenti nei primi mesi di guerra. La Posizione dei repubblicani era nota: interventisti in quanto consideravano una guerra all’Austria, come la conclusione del processo unitario  italiano contro il nemico ereditario, quell’Austria che per tutto l’ottocento si era opposto alla unità degli Italiani. Espressione di questa posizione ad Ancona era impersonificata da Pietro Nenni, allora repubblicano e direttore del foglio “Lucifero”, che ancora oggi si pubblica; in un articolo del maggio 1915 da titolo “Un fucile e un posto alle frontiere” caldeggiava l’intervento contro l’Austria. Nenni a quel tempo era in costante contatto con Benito Mussolini, che soggiornò ad Ancona ai tempi della settima Rossa. Mussolini, socialista ed interventista, collaborava da Ancona con il foglio “L’Avanti”; entrambi erano personaggi di spicco di una sinistra che tanto preoccupava il Regio Governo.Con lo scoppio della guerra, elementi considerati sovversivi, furono arruolati in reggimenti di marcia, senza dare loro gradi ne di sottufficiali né tantomeno di ufficiale che, come detto, furono utilizzati come massa d’urto nelle prime offensive italiane. Non è scritto da nessuna parte, ma il retro pensiero che alcuni autori scrivono per deduzione, questo impiego a massa stava anche a significare di eliminare oppositori che avevano tanto dato problemi negli ultimi venti anni ( rivolta di Milano, con l’azione di repressione di Bava Beccaris, settimana rossa ecc.).Il bombardamento di Ancona e delle città della costa romagnola, marchigiana ed abruzzese, il 24 maggio mattina da parte della flotta austriaca, aveva come scopo ultimo quello di provocare la rivolta di queste terre, che Vienna sapeva ostile al Governo di Roma.

Nel corso della guerra, questi repubblicani, socialisti, anarchici, sopravvissuti alle offensive del 1915 e della primavera del 1916, che andavano all’attacco al grido non di “Savoia”, ma di “Viva l’Italia” rappresentarono, per la loro dedizione, convinzione, e ideale un valore aggiunto quando, in virtù delle perdite, l’Esercito Italiano fu costretto ad immettere in linea personale poco addestrato e soprattutto senza alcuna esperienza di guerra.Furono offerti loro gradi e possibilità di un migliore livello di vita in trincea, che rifiutarono in modo sdegnato, non volendo nulla che fosse arrivato da quel “……..”(sinonimo di suino) del re (sempre scritto con la r minuscola). Secondo la tradizione orale familiare Vincenzo Augusto Coltrinari apparteneva a questa schiera. Notizie dettagliate sulla sua fine non ci sono. Da ricerche compiute a suo tempo, era ancora in vita nel maggio del 1917, ed era schierato nelle posizione ad est del Vallone di Doberdò, nel settore di Pod Koriti. Qui era capo arma di una mitragliatrice Villar Perosa. Sembra che la posizione sia sta centrata da un colpo da 305 che disintegrò ogni cosa. Da qui la qualifica di disperso, in quando il corpo non fu mai più ritrovato. In famiglia la speranza che prima o poi notizie più dettagliate potessero arrivare durò fino al 1940. Era viva la speranza che in qualche parte d’Italia esistessero ospedali particolari in cui erano ricoverati soldati orrendamente mutilati e nascosti alla vista di tutti. Era una leggenda che correva in quegli anni ed alimentava una speranza che a tutti i costi si voleva alimentare. 

 

 

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